Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti. Per proseguire devi accettare la nostra policy cliccando su “Sì, accetto”.

Archivio Fabio Perinei

Supporto: Testo
Luogo: Altamura
Data: 03-04-1994
Proprietà/Fonte: Archivio Carta Libera

carta libera 3 aprile '94

Intervista a Fabio Perinei, per la terza volta eletto al Parlamento. Per "forza".

l'Onorevole

Di Enzo Colonna e Antonio Cornacchia

Non c'è mai stata un'educazione al comportarsi civilmente: il nostro è un paese che nell'ultimo dopoguerra ha avuto forti indici di sviluppo e secondo me questi indici di sviluppo non hanno coinciso con l'indice di progresso, cioè nel mentre materialmente rafforzavi la qualità della vita, sotto il profilo dell'educazione civica, della consapevolezza culturale, l'innalzamento non era di quella velocità. La grande scommessa è quella di portare a far coincidere i livelli di sviluppo con quelli di progresso.

Questo probabilmente ad Altamura si è avvertito in maniera particolare.

Penso che una certa responsabilità l'abbiano gli intellettuali, gli operatori della cultura e sociali, l'abbiano pure i gruppi dirigenti politici, quelli che si sono avvicendati all'amministrazione, che non hanno impegnato risorse, energie e convinzioni nel costruire una sventagliata dì stimoli per scaraventare in avanti la consapevolezza civile e culturale. Non c'è un minimo di vita organizzata intellettuale, non ci sono associazioni culturali di massa; ci sono dei circoli culturali molto raffinati che però hanno uno scarso rapporto di massa. Ad esempio, l'Associazione Musicale Mercadante quale rapporto ha con i pezzi di massa di una città di 60.000 abitanti? Quali sono le occasioni in cui riesce a coinvolgerli? C'è una domanda tacita di aggregazione, di disponibilità e di generosità che va incrociata. portata al di sopra della superficie. perché naviga nelle viscere delta città.

È davvero cosi sottile la differenza fra gli schieramenti politici?

No. no, no assolutamente. Su questa cosa dissento, e dissento in maniera energica. Fino a raggiungere l'isteria. Le differenze sono notevolissime: un uomo che dichiara di sentirsi di sinistra dovrebbe avere come qualità permanente costante la tolleranza. Sapere che alla fine del secondo millennio vengono scardinate dalla disperazione frontiere, muri, reticolati, tratti di mare, sapere perché la società di un terzo viene “assaltata” dalla società dei due terzi, che vive in media pochi anni e che non si nutre a sufficienza… Se poi ascolti che altri demonizzano la regolamentazione giuridica statuale di una coppia di omosessuali, perché si tratta di regolamentare la loro coesistenza, sfruculiando sui sentimenti più oscuri e bestiali di un certo plebeismo intellet­tuale: se poi si ritorna su un discorso che avevamo definito nel '74, il divorzio, facendo vedere che l'istituto della fami­glia è un istituto patinato, nascondendo a se stessi e ad altri che la famiglia è una gran­de risorsa ma la famiglia può trasformarsi anche in un luogo di violenze e di coercizione; se si ritorna a bomba su istituti che la comunità nazionale aveva assodato come la garanzia per l'autodeterminazione di una donna che decide per cause fon­datissime e dolorosissime di abortire, le differenze sono side­rali.

Che spazio potrà avere un impegno a favore di scelte radicali come quella antiproibizioni­sta da parte dei progressisti  in Parlamento?

C'è una sorta di bacchettoni­srno in materia di liberalizzazio­ne della droga. lo ritengo che comunque vada sperimentata una misura di liberalizzazione. Tra l'altro la dice lunga che que­sta misura è osteggiata dai gran­di potentati dello smercio... Se tu togli a organizzazioni clande­stine malavitose lo strumento più forte dei loro arricchimenti e della loro violenza dai un con­tributo anche per sconfiggere la malavita organizzata. Il rischio è che sti trasformi in un mercati­no europeo per l'approvigiona­mento di droga. allora vanno studiate misure sperimentali prima... Ma poi se liberalizzi, conosci il consumatore, gli garantisci anche un'attenzione costante, perché è un ammalato: elimini tutta quella violenza quotidiana fatta anche da consu­matori che pur di approvigio­narsi di una dose vanno verso lo scippo, lo strappo della catenina. Una società adulta, soprattutto culturalmente, non si spaventa di misurarsi  con una prova che può essere anche fallimen­tare, ma che più tragica della prova di oggi in cui ammazzi, non curi, non identifichi, arric­chisci la malavita organizzata, sicuramente non potrebbe esse­re!

Quanto c'è di legittimo nel pretendere dai par­lamentari un "ritorno" per il posto che lo ha eletto?

Nella mia fenomenologia di vita quotidiana parlamentare del luogo, nel mio circondario io incontro gente che deve avere il diritto della ricostruzione della sua pensione da cinque-sei anni. Allora il parlamentare è visto come il cunicolo attraverso cui arrivare a vedere la luce della pubblica amministrazione che risponde. Quella è una necessa­ria disponibilità di servizio; tu puoi realizzare, come hai realiz­zato, una bella piazza, una gran­de pretura, tutte cose ecceziona­li... rimetti a verde una villa comunale, accendi qualche lam­pione, illumini la cattedrale, insomma tutte belle cose... ma il cristiano che da sette mesi non ha il diritto maturato che è quello della pensione, a quello lì non gliene strafrega niente della pretura perché non è capace neanche di valorizzarla

Il referendum che si prospetta ad Altamura riguardo al Parco dell'Alta Murgia ritieni sia da considerare comunque uno strumento democratico?

Il referendum in sé è uno strumento democratico, non c'è dubbio, se poniamo un quesito preciso; se diciamo Parco sì Parco no è un referendum inu­tile che solo la demagogia del Sindaco poteva inventare per sottrarsi alla fatica di comporre le cose. Tra l'altro questo refe­rendum costerebbe alla città trecento milioni e non decide­rebbe nulla, cioè deciderebbe o si o no. Ammettiamo che decida no: ci sarà un gran pezzo di que­sta città risentita, avvelenata. Le lacerazioni si incrosteranno, non entreremo nel merito della risorsa Parco, non la spieghere­mo alla gente, sarà una battaglia muscolare. Ammettiamo che vinca il si: il Parco si deve fare: vanno ancora ricomposte e ascoltate le esigenze dei coltiva­tori, degli allevatori, va fatto un prospettino costo-benefici. Vanno convinti gli operatori agricoli che se il Parco non si fa diventerà molto probabilmente un gigantesco poligono militare di tiro. O si potrà trasformare in una grande discarica internazio­nale. Se invece capiamo le ango­sce degli allevatori, degli agri­coltori, le possiamo coniugare con le risorse che possono rica­dere e che valorizzerebbero soprattutto loro, i loro prodotti: si tratta di essere calmi e di tenere tutti insieme. Questo dovrebbe fare un Sindaco che si rispetti, tenere la comunità, ascoltare le ragioni di tutti e trovare punti di mediazione in avanti. Ma siccome attualmente ci troviamo un Sindaco demago­go, si rischia di contribuire a sciupare un'occasione storica per queste realtà.

Se un gruppo di ragazzi occupasse Palazzo Baldassarre o il Galleria Cosmo, Perinei cosa direbbe o farebbe?

Se l'occupassero per fare un centro sociale e per far partire da lì delle iniziative aggreganti rivolte verso la disperazione gio­vanile, e se con quella occupa­zione sollecitassero i responsa­bili a destinare quell'immobile, magari affidandolo a loro per una funzione sociale, io parteci­perei all'occupazione. Se invece è solo un'occupazione egoista per un gruppo che lo finalizze­rebbe solo a sé, non sarei molto d'accordo.

Cosa abbiamo dimenti­cato di chiederti?

Quello che mi potevi chiede­re... se oggi sono contento di fare il parlamentare, perché ti risponderei di no, perché non mi piace. Doveva finire cosi. ora. Perché se finiva ora era una cosa molto bella. Concludevi una sto­ria. Su questa cosa qui ho incontrato molte difficoltà. Ho avuto solo un alleato, mio figlio. Se torno a scuola il prossimo mese, non succede nulla. Ma se faccio ancora due anni, tre anni, arrivo a cinquant'anni, cinquan­tadue... Chiaro che non avrò problemi di reddito, mi danno il vitalizio! Figurati, vivo tranquil­lamente, potrò finalmente anda­re a Salisburgo, stare quindici giorni per visitare il luogo di Mozart, ecc. Però sono già un uomo concluso a cinquant'anni.

Sarebbe stata una scelta "alla Platini"!

Esatto! Tu esci quando sei campione, non quando... diventi mestierante. Sono contento di una cosa però, che soprattutto ad Altamura, ma anche dove vado... c'è questo clima di gran­de affetto. Però... se io oggi... Sarei stato anche più forte.

 

19940403 carta libera